mercoledì 15 agosto 2007


Il sistema militare risultante dalla legislazione italiana dell'ultimo ventennio appare particolarmente contraddittorio, non tanto per quanto attiene al servizio militare e al sistema di reclutamento, quanto soprattutto ad altre materie che ne sono state artificiosamente disgiunte, quasi non avessero conseguenze rilevantissime sul sistema: la legislazione, non solo sul reclutamento, ma anche sull'ordinamento delle Forze di Polizia,m i cui effettivi egualiano oggi, per la prima volta nella storia nazionale ed in misura assai più rilevante che negli altri Stati europei, quelli delle Forze Armate: la legislazione sulla disciplina e sulla condizione militare.
Il principio del servizio militare obbligatorio caratterizzò le istituzioni militari italiane per quasi cinque secoli, improntando di sè le antiche milizie "nazionali" degli Stati pre-unitari e, a partire dalla stagione napoleonica, lo Stato trasformò il sistema della coscrizione obbligatoria in quell'esercito autenticamente di popolo che consacrò sul Carso e sul Piave la definitiva unità nazionale. Un sistema che potè attraversare la tragedia del regime totalitario e della sconfitta, per consegare un'eredità morale alla nuova Italia democratica che ripudia la guerra di aggressione ed è liberamente associata ad un sistema di sicurezza e difesa collettiva tra le nazioni dell'Occidente.
Bisognerebbe tracciare una specifica storia del servizio militare di leva e del sistema di reclutamento e mobilitazione dell'Esercito italiano, considerato come l'aspetto maggiormente qualificante del modello di esercito concretamente adottato nelle varie epoche, dalla coscrizione obbligatoria di milizie contadine nell'Italia del XVI secololo all'abolizione della leva, per arrivare all'attuale dibattito relativo alla riforma delle Forze Armate e al reclutamento volontario.

RIFLETTETE!!!!!!!!!!!!!!!!

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